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Intervista per MTV Stampa

tradotto da Ilaria 

(i video dell'intervista potete vederli qui e qui

Crescere come una rockstar
Quand’ero piccola volevo sempre essere al centro dell’attenzione e ogni volta che i miei genitori invitavano qualcuno a casa, correvo nella stanza e cominciavo a cantare, saltando sulla poltrona. Ero solita guardare gli award shows in tv e dopo andavo nella mia stanza e mi mettevo davanti allo specchio con una spazzola in mano, fingendo di accettare i premi e cose del genere.
Non so, è strano. Durante la mia infanzia pensavo sempre a come sarebbe stato vincere award, o cantare davanti a moltissime persone. Me ne stavo sul letto e cantavo “Oh Canada”, immaginando come sarebbe stato. E tutto ciò è accaduto. E’ così buffo quando ci ripenso, è come se sapessi che  tutto questo sarebbe successo. Quando avevo tipo 7 anni camminavo per strada ed immaginavo che la gente mi scattasse delle foto e mi guardasse. E’ davvero strano ripensare a certi pensieri che avevo quando ero piccola.
Ho sempre amato cantare e recitare. In chiesa ho cantato durante il concerto natalizio, a scuola partecipavo alle recite, al di fuori della scuola ho fatto teatro. Recitare e cantare era ciò che volevo fare. Mi piace proprio esibirmi in generale.

Tutti vogliono essere famosi
Al giorno d’oggi tutti vogliono essere famosi, essere delle star. Io non sapevo nemmeno cosa fosse Hollywood. Non pensavo cose del tipo “voglio essere famosa, voglio essere grande”, il mio era più un “voglio cantare”. E’ nato da lì ed è stato tutto molto naturale. Non sapevo cosa fosse un contratto discografico. Avevo 15 anni quando ho cantato per L.A. Reid e quando mi ha detto: “Ti faccio firmare un contratto” io ho risposto: “Ok…ma cos’è un contratto discografico?”. Non sapevo nulla. E’ una cosa che mi è semplicemente accaduta.

Gli inizi di carriera
E’ stato proprio un periodo magico. Avevo 15 anni. Andai a New York perché un produttore, Peter Zizzo, vide una mia VHS e mi contattò dicendomi “Vieni a New York, che facciamo un demo”. Andai là con i miei genitori. Arrivò voce a L.A. Reid, che a quel tempo era il presidente dell’Arista Records, che c’era una ragazza quindicenne che sapeva davvero cantare. Ed in men che non si dica mi chiesero: “Vieni nello studio stasera, canterai per L.A. Reid” ed io: “Chi è L.A. Reid?”. Cantai per lui e mi disse: “Avevo avuto una brutta giornata e tu sei stata come il sole, sei una delle voci migliori che abbia mai sentito” ed io sono rimasta a bocca aperta. Poi lui se n’è andato e tutti sono entrati nella stanza e mi dicevano: “Woo, ti farà firmare un contratto!” ed io: “Fico!”. Non sapevo assolutamente nulla di ciò che stava accadendo, pensavo solo: “Wow, farò un disco”.
Tornai a scuola, dissi addio a tutti, preparai le mie borse ed andai a New York. Ho dei genitori molto severi ma, per qualche motivo, mi hanno lasciato fare tutto questo, perché sapevano che era un’opportunità che si ha una volta sola nella vita. Mi hanno permesso di lasciare la scuola e trasferirmi a New York, in un Paese diverso.

Le registrazioni del primo album
Iniziai a lavorare, a scrivere canzoni. Era la prima volta che scrivevo professionalmente. Avevo scritto per conto mio quand’ero più piccola. Avevo solo un paio di canzoni intere, le altre erano soltanto piccole idee. Così iniziai a lavorare con altre persone per la prima volta. Ci misi un po’ a capire come funzionavano le cose, perché ero così piccola, a capire cosa volevo fare. Scrivemmo un sacco di roba, ma non la sentivo mia, perciò me ne andai da New York, lì le cose non andarono molto bene. Tornai a casa e poi partii per Los Angeles. Lì arrivarono tutte le canzoni più belle. Dissi: “Ok, voglio fare rock”. Lavorai con Cliff Magness e scrivemmo “Losing Grip” e “Unwanted”, mentre con i The Matrix scrivemmo “Complicated”, “Sk8er Boi” e “I’m With You”.
Queste canzoni mi rappresentavano di più, incorporavano mie storie ed esperienze. Ci vollero solo un paio di mesi ed il mio disco fu pronto.

Il successo di “Complicated”
Quando uscì il mio disco e “Complicated” rimase alla numero 1 per tipo un milione di anni, e lo stesso accadde con “Sk8er Boi” e “I’m With You”, non avevo assolutamente idea di cosa significasse stare alla numero 1! Non ricordo di aver mai pensato:“Oh mio Dio, la mia canzone è alla numero 1”, perché non sapevo cosa significasse. Non sapevo nulla delle classifiche, in quel momento non mi rendevo bene conto di quanto fossi fortunata. Fu solo dopo, quando diventai un pochino più grande e cominciai a capire qualcosa del business, che mi resi conto che vendere qualcosa come 15 milioni di copie e avere tre canzoni consecutive alla numero 1 è incredibile, mi sento così fortunata.

“Under My Skin”
Con “Under My Skin” non avevo realmente una visione globale, finii il tour e scrissi le canzoni ed in 6 mesi era pronto. Uscì ed andò bene, ha venduto 8 milioni di copie.
Con questo mio nuovo disco, “The Best Damn Thing”, che sento essere il mio disco migliore, mi sono presa quasi un intero anno di pausa prima di iniziare a lavorarci sopra. Sapevo esattamente la direzione che volevo prendere, cosa volevo fare, cioè fare un disco davvero divertente, pieno di energia, tirare fuori il mio lato divertente, giovanile e pazzo. Amo stare sul palco, rockeggiare, divertirmi e siccome trascorro così tanto tempo in tour, voglio divertirmi tantissimo, non voglio essere così seria con canzoni cupe, ma ho preferito canzoni più ritmate. E’ da lì, dal tour, che ho preso l’ispirazione per questo disco.

Divertirsi durante le registrazioni
Non mi ero mai divertita così tanto nello studio di registrazione. Ordinavamo cibo tipo 5 volte al giorno e mangiavamo come maiali, bevevamo, ho scritto “Girlfriend” quando ero ubriaca. Ci siamo proprio divertiti. Vivo a Los Angeles e questa è stata la prima volta che vivevo nello stesso posto in cui ho registrato il disco. E’ stato totalmente diverso, troppo divertente.

Dal vivo o in studio
Mi piacciono entrambe le cose. Mi piace stare nello studio a scrivere. Amo creare. E’ buffo, si riesce ad essere creativi solo per un certo periodo di tempo. Quando finisco il tour e non ho scritto nulla per molto tempo, non appena entro in studio sono tutta contenta, ho un sacco di idee, sono molto rapida, sono come un fiume in piena e poi stop. E’ interessante, ma è il modo in cui vanno le cose, la creatività arriva a sprazzi. Adoro stare in studio, ma anche esibirmi e cantare le canzoni dal vivo.

Il video di “Girlfriend”
Il video di “Girlfriend” è stato diretto dai fratelli Malloy. L’idea di esibirmi e di recitare è stata mia. Ho parlato con i Malloy, gli abbiamo dato delle idee e ha loro è venuto in mente l’intero concetto del video, le varie scenette ecc. Sono grandiosi in quello, sono davvero divertenti. Hanno girato anche il video di “Complicated” ed hanno avuto delle gran belle idee.
Io recito la parte della rossa e della mora. La rossa è la fidanzata, mentre la bruna è quella monella che cerca di rubarle il ragazzo e poi ci sono io che canto.
In questo video ballo, con un gruppo di ragazze, cosa che non avevo mai fatto prima. E’ davvero divertente. Nel video c’è anche mio fratello, è il bassista.

Avril e gli awards
Gli awards sono interessanti. Ho ricevuto 8 nomination ai Grammy, ma non ne ho vinto uno, ma ho visto un milione di altri awards. E’ un onore. Ma è un po’ strano, perché ti dicono “ok, chi è il miglior cantante tra questi 5 nominati?”, insomma non proprio. Non basano mai queste cose sulle vendite dei dischi. Gli awards sono strani, ma li adoro. Ne ho vinti un sacco e li ho tutti a casa. E’ bello guardarli e pensare “wow, ho raggiunto così tanti traguardi”.
Gli awards shows sono davvero noiosi. Se ci vai e non fai niente allora sono noiosi, ma se vai e ti esibisci, o presenti o vinci un award allora sono divertenti.
Non ci vado mai, a meno che non sia appena uscito un mio disco. Non mi piace partecipare a questi eventi, a meno che non debba essere là, a meno che non ci sia un motivo, se lo facessi mi sentirei una sfigata. Ci sono alcune ragazze, non farò nomi, che per vivere partecipano ad ogni singolo avvenimento mondano.

Avril e il gossip
Odio i paparazzi. Alcune persone vivono per loro, li adorano, li chiamano per dire che saranno in un posto o nell’altro. Io non vado in luoghi che so essere frequentati dai paparazzi, lo detesto. Penso che siano davvero irritanti e penso che quello che fanno dovrebbe essere illegale. Non mi piace, non mi piace fare le mie cose ed essere seguita per tutto il giorno, penso sia pericoloso ed è anche una cosa che mette i brividi. Per esempio l’altro giorno sono andata a fare jogging con due mie amiche ed ora su internet ci sono le mie foto mentre faccio jogging, ...vabbè. Sono cose che accadono, ma sono cose che se vuoi riesci a controllare. Per esempio io vivo in un quartiere recintato, non vado a pranzo all’Ivy. Sono piuttosto moderata, non vado troppo in giro.

Il bello dell’essere famosi
Essere famosi può andare in entrambe le direzioni. Possono esserci persone che ti dicono cose o parlano di te in modo poco carino, oppure entri in un negozio e la gente ti dà un sacco di cose gratis, ricevi un trattamento speciale. Per esempio l’altro giorno ero al Beverly Wilshire Hotel e mi si è avvicinato un tizio che mi ha detto: “Questo è il mio biglietto da visita, vieni nel mio centro benessere” ed io: “…ok”. Ci sono dei benefici, sicuramente. Abiti, trucchi e prodotti per i capelli gratis, roba per ragazze.

Avril e le sessioni fotografiche
Non ne avete idea. Le sessioni fotografiche sono un continuo problema per me, perché mi presento e vogliono che io indossi tutta questa roba firmata. Specialmente quando ero più piccola non l’avrei mai indossata, adesso qualche volta lo faccio, ma mi piace mantenere la mia immagine ed il mio look, il mio stile. Oh mio Dio, i servizi fotografici per le riviste a volte possono essere difficili. Cerco sempre di farmi sempre valere, per esempio dicendo: “Guarda, non mi andrebbe tanto di indossare quello”. Alcuni mi definiscono difficile, ma è così che vanno le cose. Alcuni definiscono stronze quelle persone forti, che si fanno valere.

Avril sui fashion magazines
Ho fatto alcuni servizi per delle riviste di moda. Ero preparata a farlo. E tutti hanno pensato che quella fosse la mia nuova immagine, ma non lo era, era solo un servizio di moda.
Adesso ogni tanto indosso abiti e scarpe con il tacco, ma mantengo sempre il mio stile. Forse non è così da maschiaccio com’era prima, prima indossavo sempre pantaloni molto larghi, vecchie scarpe da ginnastica, t-shirt. Adesso il mio stile è lo stesso, ma un po’ più sexy.

Essere sposati
Essere sposati è bellissimo. Lo adoro.

Il matrimonio di Avril
Per il mio matrimonio, la cerimonia è stata tradizionale, indossavo l’abito bianco, c’erano le rose e cose del genere. Il ricevimento è stato a tema gotico e rock, c’era questa tenda rossa, candelabri, candele, plettri e abbiamo usato un carattere medievale, gotico (N.d.T per gli inviti).
Una parte di me avrebbe voluto indossare un abito nuziale nero, ma l’altra parte di me ha pensato a quando avrò 50 anni e guarderò queste foto e non vorrò pensare “Ma cosa mi era venuto in mente?!?”. Voglio avere le foto appese in casa, volevo che fosse tutto classico.

(2007) 

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